venerdì 13 aprile 2012

I PARCHI NATURALI DI SHARM EL SHEIKH E DEL SINAI - II PARTE


Prosegue la nostra scoperta dei Parchi naturali e questa volta ci spostiamo un pochino da Sharm el Sheikh partendo da Taba e finendo ad Abu Galum.


Taba si trova nel Golfo di Aqaba quasi al confine con la penisola araba e nella parte ovest si estende l’area protetta che occupa una superficie di circa tremila chilometri quadrati.
Ricca di paesaggi, animali e piante questo Parco presenta un territorio in prevalenza roccioso, con canyon e valli. Le grotte naturali che vi si trovano portano la testimonianza delle popolazioni preistoriche che hanno abitato la zona e che hanno lasciato importanti tracce di arte rupestre, con dipinti di animali ormai estinti e disegni religiosi.
Sempre nell’area di Taba  si trovano i cosiddetti “nawamis”, delle tombe tipiche del deserto del Sinai. Queste tombe in pietra hanno forma circolare, e, in base alle ossa ritrovate al loro interno, sono stati datati tra il 4000 a.C. e il 3150 a.C. 

La flora è presente con circa 480 varietà di piante  di cui molte in via d'estinzione mentre la fauna è rappresentata da 25 specie diverse di mammiferi (gazzelle, stambecchi della Nubia, iraci) 50 generi di uccelli (otarde e avvoltoi egiziani) e 24 di rettili.
Il parco di Taba include anche l’isola del Faraone o  Isola di corallo.
L’isola  si trova a pochi chilometri dalla costa ed è dominata da una fortezza del XII secolo che fu costruita dai crociati e poi utilizzata dal sultano Saladino.


Si chiama Ein Kid la più grande oasi nel sud del Sinai. Questa oasi in mezzo al deserto è una macchia di piante, colori e di rocce di granito tra il giallo idominante della sabbia. Per arrivare all’oasi si percorre un sentiero fiancheggiato da rocce granitiche con colori spesso vicini al rosso e sfumature davvero particolari.
Una miscellanea di colori che va dal verde della vegetazione, al giallo della sabbia, al rosse delle rocce e al blu intenso del cielo rendono magica questa oasi che è luogo di sosta dei beduini che vivono nel Sinai soprattutto per la presenza di una sorgente e di un profondo pozzo, piante di datteri, piante da frutto e tantissime acacie.


All’altezza di Nuweiba si trova un’altra oasi protetta Ein Umm Ahmed che si raggiunge solo con la jeep o con i cammelli. Ein Umm Ahmed significa “la sorgente della madre di Ahmed”, ad indicare la grande fertilità di tutta l’area dell’oasi che si trova a 600 metri di altezza e sorge su un letto secco di un fiume e il suo clima è particolarmente secco. Palme di datteri, ulivi, fichi e limoni, pomodori, menta e basilico crescono tra rocce dai tanti colori e il cielo di un blu intensissimo.
Il segnale che questa oasi è molto ricca di acqua è la presenza di tante piante di menta che hanno bisogno di moltissima acqua per crescere e le tante sorgenti che qui si trovano sono tra l’altro importantissime per le carovane dei beduini che si spostano nel deserto del Sinai e per gli abitanti dell’oasi anch’essi beduini.
Gli abitanti dell’oasi vivono principalmente di agricoltura e allevamento di bestiame ma hanno anche imparato a convivere con il turismo. E’ infatti possibile passare anche la notte all’interno dell’oasi e affidarsi alle guide beduine per visitare l’area protetta.

Tra Nuweiba e Dahab si trova un’altra bellissima oasi chiamata Ein Khudra, un piccolo paradiso verde che si stende tra dune e distese di sabbia.
Ein Khudra, che significa Oasi verde, prende questo nome proprio dalla presenza di una vegetazione ricchissima grazie alla presenza di sorgenti di acqua dolce che servono per  irrigare le enormi palme da dattero, gli alberi da frutto (agrumi e fichi) e gli ulivi che vi crescono all’interno.


L’oasi oltre ad essere importante dal punto di vista geologico e paesaggistico lo è anche dal punto di vista storico trovandosi sulla strada dei pellegrini che si spostavano dal Monastero di Santa Caterina a Gerusalemme e viceversa. Tantissime iscrizioni e graffiti sono stati ritrovati sulle rocce intorno all’oasi  e testimoniano il passaggio di Nabatei, Greci, Romani, Bizantini e Cristiani e la prova della sua antichissima esistenza è data dalle citazioni che si trovano nella Bibbia.
Si dice che la stessa famiglia di beduini sia presente da millenni in questa oasi e che abbia imparato a sfruttare nella maniera migliore l’agricoltura, l’allevamento, le piante medicinali, il foraggio per gli animali anche se, con lo sviluppo del turismo e il cambiamento del clima, la parte coltivata si è andata sempre più restringendo.
Il progetto internazionale Trust Makhad, che sostiene l'ambiente e il patrimonio naturale delle popolazioni nomadi del mondo, tutela l’oasi naturale attraverso la costruzione di piccole dighe, costruzione di  pozzi con acqua potabile, una scuola, una scuola per le erbe medicinali, un centro artigianale, un rifugio, servizi igienici e anche un museo beduino.


Passiamo ora al Canyon colorato che si trova a  circa 12 chilometri a nord di Nuweiba e circa un’ora e mezza da Sharm El Sheikh ed è un luogo straordinario: rocce colorate, pareti giallo ocra, giallo paglia, viola, rosso, marrone, lilla e oro sono uno spettacolo da non perdere. Si tratta di una spaccatura profonda circa dieci metri, con pareti ripide che a volte raggiungono anche i 40 metri di altezza e il metro di larghezza e colori che sono dovuti alla presenza di ossido di ferro e ossido di manganese.
Il Canyon colorato viene fatto esclusivamente a piedi con percorsi non facili anche se l’intervento dell’uomo lo ha reso più agevole con l’introduzione di scalette di legno e sostegni.

Il protettorato di Santa Caterina, invece, è una zona protetta enorme che occupa una superficie di circa cinquemila chilometri quadrati e comprende  la parte centrale e meridionale del Monte Sinai e il monte più alto d’Egitto il Gabel Katharina di 2600 metri d’altezza. Il parco prende il nome dal Monastero che si trova a 1500 metri d’altezza e che fu costruito durante il regno di Giustiniano (530 d.C.) sui resti di un’antica chiesa e che prese il nome di Monastero di Santa Caterina nel XI secolo quando furono ritrovate nelle vicinanze le spoglie di Santa Caterina d’Alessandria che furono seppellite nella basilica.
Nel 2002 il Monastero di Santa Caterina è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO per l’importanza storico-religiosa, per l’architettura bizantina e per la grande quantità di manoscritti, libri sacri, icone e altri oggetti conservati al suo interno.

Una caratteristica del protettorato di Santa Caterina è il territorio prevalentemente roccioso e circa l’80% delle rocce presenti nel parco hanno seicento milioni di anni.


Ricco di vegetazione vi si trovano circa 320 specie vegetali di cui una ventina si trovano solo nel parco di Santa Caterina e in nessun altro posto al mondo. La flora presente nel parco rappresenta il 40% del totale della flora dell’intero Egitto. 

Per quanto riguarda la fauna la maggiore presenza è rappresentata dai rettili (circa 40 specie tra il serpente striato del Sinai e il cobra di Innes), si trovano poi iraci delle rocce, lo stambecco della Nubia, la gazzella Dorcas, la volpe rossa, la volpe di Blanford, il leopardo del Sinai, gatti selvatici e iene. Tra gli uccelli si possono ammirare la sassicola nera dalla corona bianca, il fringuello rosa del Sinai e lo storno di Tristano. 
Se siete fortunati potreste incontrare la farfalla più piccola al mondo “la bacchetta blu del Sinai”.

Nelle vicinanze del Monastero di Santa Caterina, si trova il Deserto blu una valle dall’aspetto lunare e che deve il suo nome all’artista belga Jean Verame, che nel 1981 con il permesso del presidente egiziano Sadat e delle Nazioni unite dipinse circa quattromila rocce di un intenso blu per commemorare la fine della guerra tra Egitto e Israele e scelse il blu come simbolo di pace e fratellanza utilizzando dieci tonnellate di vernice acrilica il grado di resistere al caldo e alla luce del sole e creando un’opera che non ha tempo.
Il Deserto Blu è un paradiso per i fotografi ma anche un luogo ideale per arrampicarsi sulle pareti rocciose.

L’area protetta di Abu Galum di 500 chilometri quadrati si estende tra Nuweiba e Dahab .
Il parco fu istituito nel 1992 e presenta un paesaggio molto vario: spiagge di sassi e conchiglie o sabbiose, montagne di granito rosa a strapiombo su un mare con un meravigliosa acqua di tante sfumature di azzurro.
Lungo la costa si trova una ricca vegetazione tipicamente mediterranea e non mancano i boschi di mangrovie. In totale nel parco sono state catalogate circa 170 specie vegetali.
All’interno, il parco è composto di montagne, pianure secche e aride e dune sabbiose.
Numerosi mammiferi vivono in questa zona: stambecchi della Nubia, iraci, volpi rosse, iene striate, lucertole, serpenti (cobra nero, vipera cornuta, lechide carenato di Burton).


Nel Parco di Abu Galum si trovano parecchi villaggi beduini tra cui uno dei più famosi è il Villaggio Maizena raggiungibile tramite jeep attraverso sentieri sterrati.
Nel Parco la pesca è legale solo per la popolazione beduina mentre è assolutamente vietato ai visitatori pescare o portare via dal parco qualsiasi cosa, dalle conchiglie, alla sabbia ed anche soltanto una foglia.
Poco distante dalle spiagge di Dahab si trova il bellissimo “Blu Hole” (buco blu) una depressione marina profonda circa 100 metri e larga circa 50 metri paradiso per i subacquei ma piuttosto pericolosa le forti correnti che creano ai sub inesperti parecchi problemi. Per chi si reca a Blu Hole è assolutamente obbligatoria la tappa di snorkeling


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martedì 10 aprile 2012

I PARCHI NATURALI DI SHARM EL SHEIKH E DEL SINAI- I PARTE


Cercherò di spiegarvi cosa nasconde questa meravigliosa terra raccontandovi dei parchi naturali, alcuni famosissimi, altri molto meno, alcuni raggiungibili con le normali escursioni, altri ancora fuori dalla massa turistica.

Iniziamo con i Parchi naturali che si trovano nella zona di Sharm el Sheikh:








Il Parco Nazionale di Ras Mohammed  si trova a circa 30 km da Sharm el Sheikh sulla strada che da Sharm porta al Cairo ed è una delle riserve naturali più importanti dell’Egitto.
Non molti sanno che secondo la tradizione egiziana e quella cattolica, proprio a Ras Mohammed le acque del Mar Rosso si sono divise per lasciare passare Mosè con gli Ebrei in fuga dall'Egitto.

Il parco,  anche conosciuto come l’Acquario di Allah, è stato istituito nel 1989 e copre un’area di circa 480 chilometri quadrati. 
Diviso tra mare e terra può essere raggiunto sia via in barca che in auto o in bus e comprende anche le Isole di Tiran e Sanafir che si trovano proprio di fronte a Sharm el Sheikh.

Il parco è stato creato per salvaguardare la ricchissima flora e fauna sia marina che terrestre presente in questa zona.

200 specie di coralli, 1000 specie diverse di pesce, 40 specie di stelle di mare, 25 specie di ricci, 100 specie di molluschi, 150 esemplari della famiglia dei crostacei, la tartaruga verde e la tartaruga becco di falco, le gazzelle Dorcas, gli stambecchi della Nubia (o Capre nubiane), le volpi rosse, le sterne, gli aironi, i falchi pescatori, i gabbiani e le cicogne bianche, 85 specie diverse di piante, arbusti e (tra i più conosciuti gli alberi delle mangrovie con grandi foglie verdi o rossastre e strane radici che escono dall’acqua formando un intreccio molto particolare).

Per salvaguardare la particolarità e il valore del Parco Nazionale solo il 12% della superficie complessiva è accessibile ai turisti che devono presentare il passaporto o la carta d’identità con il visto all’ingresso del parco e rispettare percorsi.
Le regole del Parco sono molto severe: è assolutamente vietato asportare, danneggiare o rimuovere qualsiasi materiale(per esempio  coralli, conchiglie, piante, fossili), è  proibito abbandonare i sentieri, dare da mangiare agli animali e praticare caccia o pesca. 


Il Parco Nazionale di Nabq è stato istituito nel 1992 ed è uno dei più “giovani” parchi del Sinai. 

Il Parco che comprende un’area di circa 600 chilometri quadrati si estende tra Sharm el Sheikh e Dahab.
La parte interna dell’area protetta è composta di “wadi “ cioè di letti di torrenti, canyon o canaloni in cui scorre o scorreva un corso d'acqua non perenne oltre a dune di sabbia, pianure alluvionali e paludi d'acqua salata. Proprio per le sue caratteristiche, per la presenza di sentieri sterrati non facilmente agibili, il parco non è molto frequentato dai turisti. 


Nonostante l’aridità della terra il parco ha nascosta una ricchezza impressionate di flora e fauna. Iraci, gazzelle, stambecchi della Nubia  e volpi, rettili ed invertebrati, tantissimi uccelli tra cui aironi, platalee, falchi pescatori, gabbiani, le sterne e cicogne bianche che passano dal parco durante le loro migrazioni verso le zone tropicali; in pratica all’interno del Parco sono state registrate e classificate circa 130 specie diverse di piante e fiori, la maggior parte perenni.
All’interno della riserva naturale sono presenti veri e propri boschi di mangrovie, piante acquatiche dalle foglie sempre verdi e le radici che fuoriescono dall’acqua, piante davvero particolari  in grado di filtrare l’acqua salata per trovare il nutrimento per la loro sopravvivenza. Le mangrovie sono un habitat straordinario per la vita animale: piccoli pesci trovano riparo tra le loro radici e richiamano molti uccelli migratori. 

Oltre alle Mangrovie è possibile trovare nel parco esemplari di una rara pianta chiamata “Arak”, un cespuglio che cresce nelle dune. Gli Arak di Nabq sono tra i più belli e grossi di tutto il Medio Oriente. 
Non mancano neanche alcune piante tropicali che rendono questo parco davvero importante anche dal punto di vista ecologico. 



La costa che si sviluppa per 4,8 chilometri ha una barriera corallina meravigliosa facilmente raggiungibile dalla riva.

Fa parte del Parco Nazionale anche il famoso relitto del mercantile britannico della seconda guerra mondiale Thistlegorm affondato in prossimità dell’Isola di Tiran il 5 ottobre 1941.


Nel parco vivono piccole comunità di beduini (in arabo bedu significa abitante del deserto) che proteggono il territorio della riserva naturale e che hanno perso nel corso degli anni la caratteristica del popolo nomade stabilendosi nell’area protetta.
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lunedì 9 aprile 2012

TRAMONTO SUL MARE

Da quando vivo qui a Sharm mi sono accorta di quante cose mi ero dimenticata o su cui non mi ero mai soffermata.
La vita frenetica della città ci toglie l'energia, la voglia di godere dei piccoli momenti, la capacità di vedere le cose belle. Oggi deve ancora finire e stiamo già faticando su quello che ci aspetterà domani. Corri, pensa, agisci e non ti accorgi di cosa hai perso.
La vita qui a Sharm non è un paradiso, è vita come in tutto il mondo, ma quel pizzico di fatalismo e quella frase tanto ripetuta "se Dio vuole, inshallah" che contraddistingue il popolo arabo aiuta a fare meno drammi, a piangersi meno addosso, a dire davvero "Grazie a Dio, El Amdullillah" perchè la giornata è stata vissuta, perchè nel piatto abbiamo trovato da mangiare, perchè abbiamo sorriso a un bambino.
Non rinnego la mia vita, non rinnego la mia Bologna, sono le mie radici, sono il mio cuore. Molte volte però mi trovo a pensare che la mia vita in Italia ora sarebbe come rientrare dentro ad un paio di pantaloni che sono diventati troppo stretti.
Spesso mi ritrovo ad osservare i turisti in vacanza e mi accorgo del sorriso stupito che affiora sulle mie labbra. Il turista non si accorge quando il sole tramonta, non si accorge del mare che cambia colore, delle montagne che diventano d'oro, di quella barca che là, sullo sfondo, sta rientrando nel porto. Il turista sta correndo a fare shopping, sta facendo il massaggio Cleopatra o sta urlando al bambino che come al solito non vuole fare merenda.

Vi chiederete come mai queste riflessioni in questo Lunedì di Pasquetta.

Stasera al tramonto avevo appuntamento con un gruppo di turisti e, non potendo parlare di escursioni dentro al loro hotel con il rischio di venire davvero sgozzata dal tour operator, gli ho proposto di andare a bere qualcosa in una caffetteria sul mare.
Un tavolino basso, il mare davanti a me, strani nuvoloni che correvano in cielo e la barchetta che come al solito stava rientrando al porto, la luce bassa e la musica araba di sottofondo. Loro forse non se ne sono accorti perchè la professionalità fa parte del mio DNA, ma io non ero lì con loro, la mia voce era come un CD registrato. Abu Galum, il Buco Blu, il cammello, la motorata erano racconti che uscivano dalla mia bocca. Il mio cuore e il mio spirito erano là in mezzo al mare che rincorrevano piccole onde.

Vi chiedo scusa turisti se ogni tanto vi sembrerà di vedere i miei occhi un po' persi e un po' distanti, ma ora sapete a cosa sto pensando.
Ti ringrazio Amore mio per avermi fatto conoscere la tua terra, il tuo mondo, le tue splendide e impagabili cose semplici.





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domenica 8 aprile 2012

CUCINIAMO EGIZIANO? I MAHSHI



Avete voglia di cimentarvi in cucina con un piatto tipico egiziano?
Vi propongo il Mahshi che non manca mai sulle tavole delle case egiziane.

Se venite invitati a pranzo o a cena presso una casa egiziana, è molto probabile che troviate a tavola un bel piatto di “mahshi”.

La traduzione della parola mahshi è ripieno ed infatti questo piatto è a base di verdure ripiene.
Le verdure usate per questo piatto sono molteplici. I mahshi più famosi sono gli involtini preparati con le foglie di vite, cavolo o verza ma vengono utilizzati anche peperoni, zucchine, patate, cipolle melanzane.

Se decidete di fare i mahshi con zucchine e melanzane dovete svuotarle quasi del tutto (nei supermercati egiziani si trovano le verdure già pronte per essere riempite) mentre per pomodori e peperoni dopo averli svuotati e riempiti si usa la calotta per chiudere la verdura stessa.

Gli ingredienti di base sono aneto, prezzemolo e coriandolo necessari per dare il giusto sapore, il riso corto egiziano, le cipolle grattugiate, l’aglio, succo di pomodoro fresco, un po’ di passata di pomodoro e un pizzico di spezie miste (cannella, noce moscata e chiodi di garofano).
Le quantità degli ingredienti sono le seguenti ma possono variate in base al gusto personale:
un chilo di riso per il ripieno
due cipolle grattugiate
mezzo aglio tritato finemente
mezza tazza di succo di pomodoro
quattro cucchiai di passata di pomodoro
due manciate di prezzemolo tritato
una manciata di aneto tritato
due manciate di coriandolo tritato
pepe
carne macinata (facoltativa)

Soffriggete lentamente le cipolle fino quando diventano trasparenti, aggiungere l’aglio, il pepe, le spezie e se volete un po’ di carne macinata ed infine il riso (preventivamente sciacquato per fargli perdere un po’ di amido). Mescolate e quando gli ingredienti saranno leggermente caldi togliete dal fuoco (il riso non deve cuocere)

Lasciate raffreddare .

La preparazione degli involtini con le foglie di cavolo o di vite ripiene è abbastanza complicata. Più semplice è acquistare le foglie di vite già pronte, congelate o in scatola facili da trovare nei negozi etnici o nei reparti specializzati dei grandi supermercati.

Se volete usare le foglie di cavolo scegliete quelle più pesanti e strette. Immergete le foglie una ad una in acqua bollente con un po’ di cumino.

Per preparare gli involtini riempite le foglie con un cucchiaino e mezzo del ripieno di riso, avvolgete le foglie una volta e chiudete le

Per le altre verdure invece riempi tele solo per metà del loro volume perché il riso cuocendo si espande e potrebbe fuoriuscire.

Per cuocere le verdure fate una base di cipolle, patate o utilizzate i cambi di cavolo affettati per evitare che le verdure si attachino sul fondo del tegame quando le riporrete nel piatto di portata.

Le verdure vanno poste nel tegame sempre con la parte aperta verso l’alto mentre gli involtini di foglie di vite o di cavolo vanno disposte orizzontalmente e molto strette fra di loro per evitare che gli involtini si aprano e si disfino. Aggiungete dell’acqua, un dado, la passata di pomodoro, sale, pepe ed un pizzico di cumino. L’acqua non deve mai coprire le verdure.

Lasciate cuocere per circa 45 minuti a fuoco molto basso fino a quando il brodo sarò assorbito quasi del tutto.

Potete servire i mahshi sia caldi che freddi e potete conservarli in frigorifero per una settimana. Gli involtini di cavolo e di vite  invece possono essere surgelati e conservati fino a due mesi.

Buon appetito!!!!!

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venerdì 6 aprile 2012

LO SAPEVATE CHE ....

L'Egitto ha 85 milioni di abitanti.


La città più popolosa dell'Egitto è Il Cairo con circa 16 milioni di abitanti.




La bandiera dell'Egitto è a tre strisce orizzontali: rossa, bianca e nera con al centro un’aquila dorata. 










Lo Stato egiziano è composto da 29 governatorati.


I governatorati del Sinai del Nord e del Sinai del Sud pur appartenendo allo Stato africano dell'Egitto si trovano geograficamente in Asia.
Il capoluogo del Governatorato del Sinai del Sud non è Sharm el Sheikh ma El-Tor


Il Mar Rosso nell'antico Egitto era chiamato Verdissimo










Il Pesce Napoleone, uno dei pesci più simpatico del Mar Rosso, può raggiungere e superare i 2 metri di lunghezza








Il Monte Sinai è alto 2.285 metri ed è la seconda montagna dell'Egitto dopo il Monte Caterina (2.637 metri)


Il Monastero di Santa Caterina è stato dichiarato nel 2002 Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO







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giovedì 5 aprile 2012

MUOVERSI A SHARM EL SHEIKH

E' possibile muoversi autonomamente a Sharm al di fuori del villaggio?
Certamente sì, è una delle cose più semplici.
I mezzi di trasporto a Sharm el Sheikh non mancano. I taxi pubblici li trovate in ogni dove e i taxisti vi perseguiteranno con il loro "taxi taxi" anche mentre state entrando in un supermercato!

Detto questo vi elenco un po' di regole da rispettare e da fare rispettare:


Prendete i taxi pubblici, sono sempre bianchi e blu e ognuno è contraddistinto da un numero che vi consiglio di memorizzare (non si sa mai, potrebbe esservi utile anche semplicemente se dimenticate qualcosa sull'auto).

Questi sono i prezzi che dovrebbero applicare i taxisti ma non è sempre così. Diciamo che questi sono i prezzi che applicano ai residenti. Teneteli come riferimento per non farvi "spennare" e mi raccomando contrattate sempre il prezzo prima della partenza e pagate a destinazione (i prezzi sono in lire egiziane calcolate i prezzi in euro con il convertitore di valuta di yahoo):

Da Naama Bay a Sharm vecchia                  15 LE
Da Naama Bay a Hadaba                             20 LE
Da Naama Bay a Aereoporto                       30 LE
Da Naama Bay a Nabq                                 50 LE
Da Sharm vecchia a Hadaba                        10 LE
Da Sharm vecchia a Aereporto                    50 LE
Da Sharm vecchia a Nabq                            60 LE

Un atteggiamento cordiale ma deciso vi aiuterà nella trattativa.

I taxisti a Sharm sono un po' spericolati e quindi è meglio fargli capire subito che intendete fare un viaggio tranquillo e che non amate i guidatori alla Shumacker. Per fargli capire di andare più piano le paroline magiche sono "swaia swaia" che vuole dire piano piano!

C'è un altro mezzo di trasporto molto più economico ma che consiglio di utilizzare solo se siete già vacanzieri sharmensi esperti: il microbus o taf taf.



Anche il microbus è un servizio pubblico e anche questo è bianco e blu come i taxi. Essendo utilizzato in prevalenza dai lavoratori egiziani consiglio, per rispetto alla loro cultura, di non salire su questi mezzi con abiti esageratamente succinti. 
Non esistono le fermate per i microbus, basta un cenno e il mezzo si fermerà. Per scendere fatevi sentire dal conducente, per esempio se volete scendere a Naama Bay dite in maniera forte e decisa Naama Bay!
Questi sono i prezzi a persona:

Sharm Vecchia - Naama Bay          1 LE
Sharm Vecchia - Aereoporto           3 LE
Sharm Vecchia - Nabq                     3 LE

Ricordate però che il microbus non passa ovunque specialmente se avete villaggi con ingressi interni rispetto alla strada principale.

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martedì 3 aprile 2012

LA LIRA EGIZIANA, LE CARTE DI CREDITO, I BANCOMAT

La lira egiziana o pound o sterlina egiziana è la valuta corrente egiziana.
Moltissimi turisti mi chiedono informazioni proprio in merito alla valuta da portare a Sharm.
Prima di tutto dovete sapere che in Italia non è possibile cambiare l'euro in lira egiziana e viceversa e non avrebbe neppure senso.
Qui a Sharm el Sheikh l'euro è ben accetto ovunque. L'unico problema che si può avere riguarda le monetine che difficilmente vengono accettate dagli egiziani perchè le banche o gli uffici cambi accettano solo carta-moneta. Spesso vi capiterà infatti che nei bazar, negli hotel o sulla spiaggia, i ragazzi egiziani vi chiedano di cambiare le monete da 1 o 2 euro con carte da 5, 10 o 20 euro.
Il consiglio che do a tutti i turisti è quello di cambiare sempre pochi euro per le piccole spese come sigarette, bibite o piccoli souvenir.
Potete cambiare negli hotel (in moltissimi villaggi troverete anche le macchinette per il cambio) o nei bancomat ma il cambio non sarà sicuramente molto vantaggioso. Per cambiare in modo conveniente vi potete recare nei tantissimi uffici cambio che trovate sparsi per Naama Bay o a Old Sharm (Sharm vecchia).
Se volete verificare il cambio prima della vostra partenza vi consiglio di visitare convertitore di valuta di yahoo.

Le carte di credito a Sharm el Sheikh non vengono sempre accettate come pagamento. Soltanto negli hotel, in alcuni ristoranti, in qualche centro diving e pochi negozi molto grandi potrete utilizzare la carta di credito come pagamento.

Gli sportelli Bancomat invece sono molto diffusi e li trovate oltre che a Naama Bay e a Sharm vecchia anche all'interno dei grandi supermercati (Carrefour, Metro, Ragab Sons) però fate molta attenzione: i prelievi sono in lire egiziane e quindi non prelevate troppo e soprattutto informatevi prima della partenza sulle commissioni che il vostro Istituto di Credito applica per i prelievi all'estero, potreste avere brutte sorprese al vostro rientro in Italia!

E' possibile effettuare i prelievi dal Bancomat anche con la PostPay 


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